Mostra “Sul Passo degli Ultimi”

Mostra itinerante dell’artista abruzzese Loreto Tantalo, pittore e scultore che ritrae i volti di barboni e senza fissa dimora, incontrati quando da giovane autista di bus lavorava la notte alla stazione Termini di Roma. Incontri di volti, sguardi, storie di fragilità umana e vite segnate. Richiedine l’allestimento nella tua zona!

 

Intervista al pittore e scultore
Francescano Loreto Tantalo

 “ Quando l’arte scuote le coscienze”

 “Sul passo degli Ultimi.

Ritratti, Storie, Sguardi di barboni

della stazione Termini di Roma”

A cura di Associazione Francescani nel Mondo dell’Ordine Francescano Secolare Lazio

Sappiamo che l’arte, in particolar modo la pittura, è sinonimo di una ricerca di risposte ai tanti perché della vita; tuttavia, qualora tale arte, sulla scia dell’amore fraterno che San Francesco ebbe per il creato,  si trasformi in un’analisi spirituale del dramma della povertà, allora siamo di fronte ad un’opera di Loreto Tantalo.

Francescano, vice ministro della fraternità dell’Ordine Francescano Secolare (il terzo ramo laico della famiglia francescana) di Don Bosco a Roma, abruzzese di origine, nel 1955 si iscrive all’Istituto D’Arte San Giacomo di Roma.  Ha lavorato negli anni’60 come scultore  e formatore per scenografia negli studi di Cinecittà di Roma, realizzando numerosi allestimenti scenografici per i films prodotti in quel periodo.

Dal 1976 al 1996 è stato collaboratore dello scultore francescano P. Andrea Martini. Vive e lavora a Roma nel quartiere di Cinecittà. Ha svolto numerose mostre personali e collettive soprattutto nell’area della Capitale e alcune opere sono collocate presso la Basilica Don Bosco a Roma, nel quartiere Tuscolano,  nonché in enti pubblici e privati.

Ci colpisce soprattutto la sua straordinaria semplicità e capacità comunicativa, che ci trasporta in un mondo fatto solo ed esclusivamente di amore per chi soffre, per chi non ha più speranza, insomma ogni sua opera è una denuncia che non può non suscitare riflessione verso situazioni drammatiche oggetto di tanta indifferenza nel mondo moderno. “Dal 1970 – ci racconta – denuncio i drammi di persone abbandonate al loro destino, senza nessuno che si occupi di loro in modo tangibile e concreto. Lavorando alla stazione Termini, ho toccato con mano “sorella povertà” negli occhi e nei volti di tanti poveri disgraziati, ognuno con una propria storia alle spalle ma uguale nel fine ultimo, cioè la rassegnazione”.

 

Domanda: Prima di essere un artista, lei è un francescano. Come si è avvicinato a questa spiritualità e quale ruolo ha avuto padre Andrea Martini nella sua formazione spirituale?

“E’ stato proprio lavorando a stretto contatto con padre Martini, che è nato in me il desiderio di avvicinarmi a San Francesco, per il quale ho nutrito da sempre una forte attrazione, pur conoscendo poco o nulla del suo mondo spirituale. Espressi a padre Martini il desiderio di seguire la regola francescana e dopo la sua morte, feci la professione.”

Il legame con padre Martini è stato fondamentale per la vita artistica e spirituale di Loreto Tantalo: “Il mio rapporto con lui arrivò a oltrepassare l’aspetto lavorativo, arrivando ad alimentare  un continuo dialogo sui vari temi della vita, dalla spiritualità all’arte”.

D. Qual’è il messaggio del Poverello d’Assisi che intende trasmettere nella sua arte?

R. “Dobbiamo ricordarci una cosa: San Francesco baciò il lebbroso e da quel gesto è scaturita la figura carismatica che tutti conosciamo. Abbracciare il povero, ridare dignità a chi l’ha perduta, questo è il senso della mia arte, lo stesso scopo che San Francesco diede a tutta la Sua vita”.

D. Oltre ai ritratti, lei dipinge paesaggi dove si evidenzia la presenza di strade che ad un certo punto si interrompono. Perché?

R. “L’uomo spesso si incammina senza conoscere la meta, vaga senza un obiettivo preciso, ma alla fine deve optare per una scelta, perché di fronte a lui si presenta l’ignoto. O proseguire o fermarsi. Se sceglie di proseguire deve mettersi in discussione e affidarsi o alla fede o a se stesso o a qualcuno. Perché la vita è una decisione che spetta solo a noi”. 

D. Ci parli dei suoi ritratti – qui raccolti nella mostra “Sul Passo degli Ultimi” – dove la figura del povero, del senzatetto traspare in tutta la sua drammaticità. Chi sono queste persone e quali di costoro ricorda con un aneddoto particolare?”

R. “Tengo a precisare che i  miei ritratti non intendono presentare un singolo volto, ma l’unica anima che unisce ognuna di queste persone, un’anima che cerco di scrutare, capire, analizzare. I poveri che ho visto alla stazione Termini, quando lavoravo come autista e mi intrattenevo per parlare con loro e coglierne i tratti in modo estemporaneo, hanno un solo connotato: la rassegnazione per una vita che non lascia adito ad un miglioramento, esiste solo la voglia di morire” 

Ma non per tutti è così. L’artista ci mostra infatti un ritratto di due barboni con dietro una finestra:

“Dietro la finestra c’è il mondo, che non conosciamo ma che ci attrae, e chi soffre spera di poter trovare al di là di quei vetri il riscatto della propria dignità. Tra le tante persone sfortunate che ho conosciuto” – racconta Tantalo – “ricordo un tale che chiamavano tutti “Garbatella”, un impiegato del Ministero dell’Aeronautica, il quale dopo una discussione in famiglia, lasciò tutto e tutti per vivere da barbone. Ebbene un giorno mi commosse raccontando di aver visto su un autobus la moglie e la figlia e per non farsi riconoscere, scese dal mezzo. Queste persone hanno paura del  mondo che le rifiuta e che non intende avere più nulla a che fare con loro, e questa indifferenza uccide. Io attraverso le mie tele voglio scuotere le coscienze di tutti.” 

D. Oltre a ritratti di barboni e paesaggi dove l’ignoto è dietro l’angolo, la sua arte dove è rivolta? Secondo lei i giovani oggi sono interessati all’arte?

R. “Mi sto dedicando con passione all’arte sacra. Al Celio ho fatto una personale  con oggetto brani del Vangelo dall’Annunciazione alla Resurrezione. I giovani amano scoprire nuovi orizzonti, affacciarsi a nuove tematiche e direi che, se aiutati e spronati, possono offrire tanti spunti artistici. Io parto dal principio che il Signore come nella parabola dei talenti, dà a ciascuno di noi la possibilità di esprimersi, di regalare agli altri momenti di amore, in tanti modi: nell’arte, nella scienza, nella comunicazione. Spetta a noi farli fruttare”

La nostra intervista volge al termine. Salutandoci, rivolgiamo un’ultima domanda: “ Se le venisse chiesto di operare una scelta diversa di stile, guardando soprattutto al futuro dell’umanità, quale  soggetto preferirebbe immortalare?” Loreto Tantalo ci mostra una foto di una sua opera bronzea che rappresenta la lapidazione di un uomo mentre uno degli aguzzini assiste indifferente all’uccisione del suo simile tenendo le mani in tasca:

“Io metterò al centro dei miei lavori sempre e solo  l’uomo, vittima e carnefice nello stesso tempo, perché come francescano non posso non amare il mio fratello vittima di una società che ha fatto dell’indifferenza la sua ragione di vita oggi più che mai. Ognuno di noi non deve sentirsi immune dalle proprie responsabilità perché Dio ci ha affidato il mondo e nostro dovere di cristiani è quello di custodirlo, mettendoci in continua discussione”.

Grazie Loreto per la tua testimonianza appassionata

Lorella Lattavo
Ordine Francescano Secolare “fraternità don Tonino Bello” Roma