Ago 7, 2018 | Senza categoria
Antonio Alonso, terziario francescano, nacque a Nava del Rey, Valladolid, il 29 gennaio del 1678. In castità visse nella penitenza più stretta e sotto la guida del suo confessore, un intenso percorso d’ascesi spirituale. Fu pellegrino a Roma ed alla Santa Casa di Loreto ed al suo ritorno a Nava del Rey, a proprie spese, in accordo col fratello, trasformò un primitivo ospizio risalente al XIV° secolo in un moderno ospedale dedicato a San Michele Arcangelo qual’è giunto fino ad oggi, al cui mantenimento lasciò ogni suo avere. Attento non solo alle ferite fisiche ma anche a quelle spirituali, non solo fu infermiere, ma promosse delle Confraternite e le devozioni alla Madonna del Carmelo e del Calvario. Presso l’Ospedale di San Michele Arcangelo Antonio Alonso si adoperò alla costruzione di una chiesa che affidò ai Padri della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri e presso il cui Tabernacolo, ospizio di Cristo sacramentato, anziano e malato, trascorse in preghiera gli ultimi anni della sua vita terrena. Tornò alla Casa del Signore il 14 novembre del 1758. Egli è raffigurato con un giubottino di panno, sopra il suo saio lungo fino alle ginocchia, ed i sandali francescani. Così vestì tutta la sua vita da che entrò nel Terz’Ordine Francescano, ora Ordine Francescano Secolare (OFS).
Ago 7, 2018 | Senza categoria
Padre Pio era un sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Nato il 25 maggio del 1887 a Pietrelcina, in provincia di Benevento, fu battezzato col nome di Francesco. Ricevette in famiglia ed in parrocchia un’educazione squisitamente religiosa e sui dieci anni espresse il desiderio di farsi frate. Per consentirgli di seguire la sua vocazione e farlo studiare in privato il padre dovette emigrare in America. Il 6 gennaio del 1903 Francesco entrò nel noviziato cappuccino di Morcone, prendendo il nome di fra’ Pio. Dopo sei anni di studi, compiuti in vari conventi, tra continui ritorni al suo paese per motivi di salute, fu ordinato sacerdote nel Duomo di Benevento il 10 agosto del 1910. Dopo varie vicissitudini, dovute alla sua salute malferma, nel 1916 fu inviato a San Giovanni Rotondo, sul promontorio del Gargano, in Puglia. Il 20 settembre del 1918 ricevette il dono delle stimmate nelle mani, nei piedi e nel costato. Questo fatto prodigioso richiamò folle da ogni regione italiana e dall’estero e suscitò inquietanti problemi nella scienza e nella Chiesa. La Santa Sede lo sottopose a numerose inchieste per accertare l’autenticità del fenomeno e la sua personalità, disponendo anche, in alcuni periodi, provvedimenti restrittivi del suo ministero. Nei cinquant’anni trascorsi da allora,
nonostante le grandi folle intorno a lui, la vita di Padre Pio rimase nella sostanza sempre uguale, una routine massacrante fatta di Messe, confessioni, incontri con fedeli bisognosi della sua guida. Confessore eccezionale e forgiatore di anime, pregava molto ed esortava a pregare. Numerose le conversioni dalla miscredenza e da una vita immorale. Morto in concetto di santità il 23 settembre del 1968, dopo il regolamentare percorso del processo canonico, il 18 dicembre del 1997 è stato proclamato venerabile da Papa Giovanni Paolo II°. In seguito a numerose grazie ottenute per la sua intercessione, il 21 dicembre del 1998 il Concistoro della Santa Sede, con l’approvazione di un miracolo avvenuto per intercessione di Padre Pio, decretò la sua beatificazione, avvenuta il 2 maggio del 1999 in Piazza San Pietro, alla presenza di un’enorme folla di fedeli. Infine il 28 febbraio del 2002 il Concistoro, con il riconoscimento di un miracolo, decretò la canonizzazione di Padre Pio, che ebbe luogo il 16 giugno dello stesso anno. “Guardate che fama ha avuto, che clientela mondiale ha adunato intorno a sé. Ma perché? Forse perché era un filosofo? Perchè era un sapiente? Perchè aveva mezzi a disposizione? Perchè diceva la Messa umilmente, confessava dal mattino alla sera, ed era, difficile a dirlo, rappresentante stampato delle stimmate di nostro Signore. Era un uomo di preghiera e di sofferenza”. Queste le parole di Papa Paolo VI° espresse tre anni dopo la
morte di San Pio, che presenta come “epifania dell’amore crocifisso” teso a donare la sua vita perché quanti andavano a lui potesssero ritrovare la gioia dell’incontro con l’amore di Dio che salva. La grande opera di Padre Pio, la Casa Sollievo della Sofferenza, è il frutto di un disegno della Provvidenza che sempre sa piegarsi, curare e sostenere il sofferente, il povero e l’ammalato. Inizialmente l’idea di un ospedale da realizzare su un territorio roccioso come quello garganico, in una zona arida e povera, apparve come il progetto di un utopista che amava sognare. La Fede, invece, è riuscita a sbancare la montagna, permettendo così di realizzare quella “clinica” che Padre Pio aveva tanto desiderato, sì da definirla “”la pupilla dei miei occhi”. In parallelo all’ospedale, Padre Pio volle i Gruppi di Preghiera, sorti in vista dei bisogni spirituali per la realizzazione del Regno di Dio attraverso il ministero dell’intercessione. Ospedale e Gruppi di Preghiera sintetizzano bene le parole pronunciate da Padre Pio nel giorno dell’inaugurazione di Casa Sollievo: “Luogo di preghiera e di scienza dove il genere umano si ritrovi in Cristo Crocifisso come un solo gregge con un sol pastore”. La ricerca scientifica, le attività editoriali, la residenza per anziani “Casa Padre Pio”, il Centro di Accoglienza “S. Maria delle Grazie”, Casa San Francesco, il Centro di Spiritualità “Cenacolo Santa Chiara” rappresentano gli altri frutti dell’insegnamento di San Pio, realizzati nel tempo da coloro che ne hanno raccolto l’eredità spirituale e materiale. Non si arrivò, comunque, tanto facilmente, alla costruzione della Casa Sollievo della Sofferenza. Infatti Padre Pio, colpito da tutte quelle persone che lo supplicavano, molti dei quali malati, aveva cominciato a pensare di costruire qualcosa che potesse soddisfare i bisogni dei malati. Il risultato di questo suo spirito di carità fù l’Ospedale Civile San Francesco, una piccola struttura ospedaliera che disponeva di pochi posti letto, ma attrezzata con due sale operatorie. Questa iniziativa, però, fallì quasi subito per il disinteresse di chi avrebbe dovuto gestirla e per una combinazione di eventi sfortunati, tra cui il terremoto del 1938 che distrusse quasi totalmente l’ex convento che ospitava il piccolo nosocomio. Intanto, però, Padre Pio andava maturando la sua idea originaria di un sollievo della sofferenza da attuare con un nuovo ospedale da costruire nei pressi del convento, unendo le cure mediche del corpo a quelle dello spirito: La Casa Sollievo della Sofferenza. Nata nelle parole e su appunti di carta il 10 gennaio del 1940 nella sua cella con alcuni dei suoi figli spirituali, tra i quali Guglielmo Sanguinetti, Mario Sanvico, Carlo Kisvarday, John Tellener, Ida Seitz, Angela Serritelli , Cleonice Morcaldi, con un fondo cassa di soli quattro milioni di lire, la costruzione iniziò subito dopo la sospensione forzata per gli eventi bellici, sulla base del progetto di Angelo Lupi, un uomo abruzzese di grande genialità che non era né ingegnere né geometra, ma autore di un progetto piaciuto a Padre Pio, che lo scelse tra altri indicando anche il luogo dove l’ospedale, allora chiamato “clinica”, doveva sorgere: la montagna vicina. Fu necessario uno sbancamento massiccio della dura roccia garganica, con l’arruolamento di centinaia di operai reduci dalla guerra e venuti dai campi animati dalla volontà di lavorare all’erezione di quell’Opera che appariva a tutti come un dono della Provvidenza, nato dalla spiritualità e dal grande sentimento di carità di Padre Pio. Come sostegno di quell’azione cristiana volta ad alleviare le sofferenze, nascono in parallelo all’Ospedale i Gruppi di Preghiera, un movimento spirituale laicale, diffuso in tutto il mondo, che trova il suo carisma fondamentale nella preghiera di intercessione. Casa Sollievo della Sofferenza fu inaugurata il 5 maggio del 1956 come clinica privata di 250 posti letto, con le branche fondamentali di Chirurgia e Medicina Generale, Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, Radiologia, laboratori per esami clinici, Ortopedia e ambulatori.
Da quel giorno l’Ospedale ed i Gruppi di Preghiera rappresentano il fulcro di un programma di sviluppo che, ispirandosi alle linee generali ed ai principi da lui indicati nei discorsi pronunciati in diverse ricorrenze dell’Opera, nel tempo ha prodotto, con l’approvazione della Santa Sede, cui Padre Pioha voluto donare la sua Opera, molteplici attività ed iniziative in favore degli ammalati, dei loro famigliari, degli anziani e dei bisognosi in genere.
Ago 7, 2018 | Senza categoria
Elisabetta nasce in Ungheria nel 1207. Principessa di Turingia, sposa re Ludovico IV°. Dal loro matrimonio nacquero tre figli: Ermanno, Sofia, poi moglie di Enrico II° di Brabante, e Gertrude, che divenne badessa del Monastero premostratense di Altenberg. L’11 settembre del 1227 suo marito Ludovico IV° morì ad Otranto mentre aspettava per imbarcarsi con il succitato Federico II° alla volta della Terra Santa, dove doveva partecipare alla sesta crociata.
Elisabetta, già molto attiva nelle opere di carità, si pose allora sotto la direzione spirituale del teologo Corrado di Marburgo ed entrò nell’allora Terzo Ordine Francescano, ora Ordine Francescano Secolare (OFS) e si ritirò nell’ospedale che aveva fatto erigere nel 1228 a Marburgo. Nell’autunno di quello stesso anno, a pochi mesi dalla canonizzazione di San Francesco (luglio) intitolò a lui la chiesa e l’ospedale (novembre). Si tratta di un motivo assai rilevante se si considera che quella di Marburgo fu la prima chiesa intitolata a Francesco non solo fuori dall’Italia ma in assoluto, ed era la chiesa di un ospedale/ospizio che costituì l’esempio
ed il motivo ispiratore per l’edificazione e l’intitolazione della chiesa e dell’ospedale di San Francesco a Praga, voluto da Agnese di Boemia, un’altra esponente di una famiglia principesca del Regno di Germania ed imparentata con Elisabetta: anche Agnese avrebbe desiderato condurvi una vita analoga a quella di sua cugina.
E’ quanto afferma Papa Gregorio IX° nella lettera con cui annunciava ad un’altra cugina di Elisabetta, la regina Beatrice di Castiglia, la canonizzazione della sua congiunta. In Elisabetta si ebbe la piena valorizzazione del carisma di San Francesco grazie alla sua discesa e umiliazione, dalla condizione principesca a quella dei poveri e degli esclusi. Infatti Elisabetta si dedicò alla cura dei malati fino alla sua morte, avvenuta nel 1231 nel suo stesso ospedale. Ella distribuiva con larghezza i doni della sua beneficenza non solo a coloro che ne facevano domanda nel suo ospedale, ma anche in tutti i territori dipendenti da suo marito, fino al punto da erogare in beneficenza i proventi dei quattro principati di Ludovico IV° e di vendere oggetti di valore e vesti preziose per distribuirne il prezzo ai poveri. Aveva preso l’abitudine di visitare i suoi malati personalmente, due volte al giorno, al mattino ed alla sera.
Una terziaria francescana, insomma, che ha donato tutta se’ stessa per alleviare il più possibile le sofferenze di poveri e malati, che ha servito e curato con amore e dedizione estrema.
Ago 7, 2018 | Senza categoria
Al secolo Edoardo Gemelli nasce a Milano il 18 gennaio del 1878 da famiglia non praticante, decisamente anticlericale e legata alla massoneria. Cresce in un ambiente agnostico, del resto comune alla borghesia dell’epoca. Nel periodo del liceo al Parini è alunno interno del convitto Longone, dove abbandona del tutto
la pratica religiosa. Finito il liceo, nel 1896, si iscrive alla facoltà di Medicina presso l’Università di Pavia. Nel 1902 viene espulso per indisciplina dal collegio
Ghislieri, dove era stato ammesso nel 1898. Frequentando l’università, Edoardo aderisce al metodo positivistico ed al materialismo, subendo il fascino del socialismo, di cui diviene un militante. Contemporaneamente inizia la ricerca scientifica nel laboratorio del suo maestro Camillo Golgi, ordinario di Patologia generale e Premio Nobel per la Medicina nel 1906. Qui matura la passione per le Scienze biologiche e per la ricerca sperimentale. Quando Golgi, positivista e anticlericale, ma reazionario, è avversato dai socialisti, Gemelli si schiera con il maestro. Per questo viene fortemente dai compagni del partito, da cui alla fine viene espulso. Dopo la laurea svolge il servizio militare a Milano, presso l’ospedale di Sant’Ambrogio, con Ludovico Necchi e con Padre Arcangelo Mazzotti,
che ebbero un grande influsso nella sua conversione al Cattolicesimo a cui da tempo lo stavano conducendo la critica al positivismo e la delusione provocata in lui dall’esperienza socialista. Così, nel novembre del 1903, entra nel Convento francescano di Rezzato, presso Brescia, dove assume il nome di Agostino, e viene ordinato sacerdote il 14 marzo del 1908. L’anno seguente il Gemelli fonda la “Rivista di Filosofia Neo-Scolastica” e nel 1914 la rivista di cultura “Vita e Pensiero”
in cui, tra l’altro, giustifica la politica antisemitica del fascismo e con le quali sostiene un ritorno a posizioni teocentriche. Dal 1909 al 1909 Agostino si batte attivamente a partire dalle sue conoscenze mediche per sostenere scientificamente il carattere miracoloso di molte guarigioni verificatesi a Lourdes, in quella che egli stesso chiama “Lotta per Lourdes”, svolta soprattutto contro i circoli medici legati alla massoneria. Nello stesso periodo sviluppa ricerche scientifiche in molti laboratori italiani ed europei prima in Istologia, poi in Psicologia sperimentale. Determinanti per la sua formazione psicologica furono gli incontri con Friedrich Kiesow a Torino e con Oswald Kulpe a Bonn ed a Monaco. Durante la Prima Guerra Mondiale presta la sua opera al fronte come medico e sacerdote e fonda un laboratorio psicofisiologico presso il Comando supremo dell’Esercito, dove compie studi sulla psicologia dei soldati ed in modo particolare degli aviatori. Al termine della guerra e tornato alla ricerca scientifica, il Gemelli si occupa di vari campi della fonetica sperimentale e dei rapporti tra la biologia (soprattutto la neurologia) e la psicologia, e della psicologia sperimentale ed applicata; in quest’ultimo campo sono da segnalare gli studi di antropologia criminale e di psicologia professionale. Padre Agostino, nel 1919, costituisce l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori, destinato a diventare l’ente promotore dell’Università. Con l’aiuto di Ludovico Necchi, di Armida Barelli, presidente della Gioventù femminile di Azione Cattolica, di Filippo Meda e di Ernesto Lombardo, nel 1921 Padre Gemelli ottiene l’approvazione di Papa Benedetto XV° alla realizzazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che inaugurerà il 7 dicembre dello stesso anno, nella festività di Sant’Ambrogio, con due facoltà: Filosofia e Scienze sociali. Padre Agostino assume la carica di Rettore, che manterrà fino alla sua morte. Nel 1924 arriva anche il riconoscimento statale, che abilita l’Università Cattolica del Sacro Cuore a rilasciare titoli con valore legale, favorendo quella penetrazione dei Cattolici nella Società che costituisce uno degli scopi di Padre Gemelli. Ma con il riconoscimento statale si rende necessario ristrutturare l’ordinamento didattico e nascono così anche le facoltà di Lettere e Filosofia e di Giurisprudenza, mentre nel 1926 sorge la Scuola di Scienze politiche, economiche e sociali che darà vita nel 1932 alla Facoltà di Scienze politiche, economiche e commerciali. Via via con gli anni a seguire sorgono nuove facoltà fino alla costituzione di una facoltà di Medicina e di un Policlinico, sogno del Gemelli fin dagli anni ’20. Nel 1958 la facoltà di Medicina e Chirurgia ottiene l’approvazione del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione: la nuova facoltà sorge a Roma, a Monte Mario, per formare giovani che considerino “l’esercizio della loro professione come una nobile arte che ha per fine di alleviare le sofferenze dei fratelli in Cristo” (Padre Gemelli in Vita e Pensiero, 1958).
Padre Gemelli muore il 15 luglio del 1959, senza poter vedere la realizzazione della sua ultima grande fatica per la cultura scientifica in Italia ed il suo funerale è celebrato nel Duomo di Milano dall’Arcivescovo Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI° (1897-1978). Per la cronaca, la Facoltà di Medicina a Roma, che era “il sogno della sua anima” secondo Agostino,fu istituita ufficialmente nel 1958 e aperta nel 1961, dopo la sua morte, che col Policlinico universitario rappresenta il suo lascito più tangibile.
Ott 29, 2017 | Senza categoria
La Famiglia francescana tutta gioisce per la canonizzazione del noto frate cappuccino calabrese, il “Beat’Angelo”, che da domenica 18 ottobre verrà chiamato santo. La città di Acri (CS) è in festa grande, e devotamente rende grazie al Signore per il dono di Sant’Angelo.
Ott 29, 2017 | Senza categoria
Da venerdì 13 ottobre a domenica 15 i fratelli del Consiglio nazionale OFS e della Gifra si incontreranno a Roma presso la sede nazionale OFS per proseguire il percorso di discernimento sul cammino della Fraternità. Buon incontro e buon lavoro!